Supertwins 30 agosto 2015

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Questa che ho il piacere di raccontare non è la solita sterile spiegazione di come è andato il weekend di gara. È il tentativo, forse maldestro, di spiegare cosa vuol dire vivere il motociclismo romantico, quello che ci hanno tramandato i nostri avi. Quello fatto di nocche sbucciate, olio motore esausto e ferodo nelle narici. Questa è la storia di colui, che dopo anni di sacrifici e soddisfazioni, ha coronato la sua massima aspirazione, vincendo gara 2 di Varano, valida per il trofeo Supertwins. Parlo del team Mega-Ne Alemoto.varano-31

La moto usata per questa gara è una non più giovanissima Ducati 999, recuperata da un freddo e buio garage, condannata a prendere polvere purtroppo. Dopo averle dedicato energia per farla risorgere ed allestita per affrontare l’appuntamento di Varano senza alcun problema tecnico e regolamentare (legature di sicurezza su tappo olio motore, pinze freno, spugna dentro al serbatoio sono solo alcuni). La moto, alla fine di tutti i lavori, non è altro che una Ducati 999, modello vecchio di ben 10 anni, rimessa in funzione con tutte le sue parti originali, aventi solo le legature di sicurezza. L’unica difficoltà “vera” è stato l’alloggiamento delle nuove pastiglie freno, perché troppo spesse: lavoro che ha impegnato il tecnico e pilota Alessandro Loprevite e il collega Luca Donnamura ben un pomeriggio intero di lavoro.

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Ed eccoci a giovedì, giorno della partenza. Il team armato di tutto punto sfreccia sulla Milano-Bologna per dirigersi verso l’autodromo di Varano de Melegali. Sistemato il box (assegnato loro il box numero 13) e tutta la logistica, i ragazzi prendono contatti con i loro avversari col solo scopo di avere qualche linea guida sulle gomme e la loro gestione.

Venerdì mattina, turni di prove libere. Non si è cercato il tempo sul giro, ma un costante affinamento delle traiettorie. Con le gomme in uso sono stati effettuati ben 40 giri; in quel momento non si poteva fare altro, dato che si trattava di gomme con DOT 2012 con più di 100 giri all’attivo. La stanchezza delle gomme si è fatta notare in più occasioni, con perdita di aderenza nelle curve a destra; l’elevata temperatura inoltre, che ha caratterizzato la giornata di venerdì, non ha fatto altro che enfatizzare il degrado di gomme e il livello di stanchezza del pilota.MV3_0071

Sabato mattina superate senza problemi le verifiche tecniche, sostituito le gomme con delle calzature decisamente più fresche e si inizia la giornata con due turni di libere da 20 minuti ciascuno. Nel primo test, caratterizzato da un asfalto freddo, la moto scivolava e rendeva la guida di Alessandro non fluida come il suo solito; ciò nonostante sono stati effettuati 13 giri con un buon passo, attorno al minuto e 16 secondi. Nel secondo turno invece si è lavorato sul pilota, cercando di capire se la sua preparazione mentale era efficace oppure no; fortunatamente per tutto il turno ha tenuto un buonissimo passo anche se la moto tendesse comunque a scivolare. Per ovviare a questa dinamica spiacevole, si è intervenuto sul precarico e sulla compressione della molla del monoarmotizzatore. Questo accorgimento, applicato su un monoarmotizzatore di serie con una molla non tarata per il peso del pilota, avrebbe tuttavia innescare degli spiacevoli high-side. Cosa che però non è mai avvenuta in quest’avventura.

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Sabato pomeriggio, ora il gioco si fa serio. Fuori il manico, testa dentro al cupolino. La tattica è semplice: durante il turno di qualifiche ufficiali di 30 minuti, fare una piccola pausa circa a metà turno per reidratarsi (fare il pilota è un casino! È molto impegnativo Cit. Alessandro) e ricominciare a pestare il cronometro come un fabbro. Risultato: 5 tempo assoluto e pole position nella categoria 4 valvole. Durante gli ultimi minuti della qualifica è accaduto un episodio curioso, nel quale Alessandro ha approcciato una bagarre contro gli avversari della sua categoria, portando a segno un sorpasso interessante all’altezza della variante veloce; tuttavia la sua mancanza di esperienza e malizia lo hanno portato a una sbavatura in uscita, andando ad accelerare sulla riga bianca, che non ha grip. La voglia c’è, la fame di vittoria c’è, manca giusto un po’ di esperienza.MV3_1144

Domenica, tutto pronto per le due gare. Tutto il team Mega-Ne Alemoto è al completo, tutti i supporter sono arrivati per dare il loro sostegno. La moto è pronta, il setting è deciso. Pronti e carichi, si parte. Alessandro inforca la sua Ducati 999, esce dalla pit lane e dopo due curve, esattamente due curve, capisce che qualcosa non va: la moto fa un rumore strano, un boato, come se la marmitta fosse rotta, il motore non spinge. I suoi meccanici, una volta che il desmodromico è arrivato in griglia, controllano il tutto ma non vedono nulla di diverso. Ma Alessandro sente che qualcosa non va. Malgrado questa sensazione, si parte. Semaforo verde e si inizia. Al 3 giro, in pieno rettilineo e con la quarta marca, all’improvviso si spegne la moto. Alessandro non si accorge, il mondo gli è caduto addosso. Non capisce cosa sta succedendo alla moto. Sotto di lui, non c’è una Ducati, ma un traliccio di tubi avvolto dalle fiamme. I commissari intervengono prontamente con estintori per spegnere il tutto, ma i danni alla moto sono seri.

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Tutto sembra perduto, l’animo di Alessandro spento assieme alle fiamme che hanno avvolto la sua moto e il morale della squadra è sotto terra. Ma i guerrieri quando perdono la battaglia, si rialzano e vincono la guerra. Appena la moto viene riconsegnata nelle mani del team Mega-Ne Alemoto, ognuno fa la sua parte (pilota compreso) e in 3 ore secche la moto viene smontata, pulita, sostituiti tutte le componenti in gomma e i cablaggi elettrici, spurgato e sistemato i freni, saldato la marmitta in acciaio con un elettrodo recuperato in chissà quale modo. Mentre Alessandro si riveste e si medica l’ustione sulla gamba che si è appena procurato, un meccanico prova nel piazzale del paddock la moto che non mostra alcuna perdita. Motivo più che sufficiente per rimontare in sella, prendere la pista e dare gas a mani pari. Giusto in tempo, il semaforo è appena diventato verde, pit-lane aperta.
Di nuovo in griglia, stavolta non si sbaglia. Stavolta andrà bene, la moto va come deve. I denti sono affilati, le desmozampe pronte a scattare. Al semaforo verde, nessuna pietà, tutti gladiatori in un’arena fatta di gomma bruciata, di pistoni ululanti e polvere di ferodo. Una modesta Ducati 999 fronteggia moto del calibro di NCR, Aprilia Tuono V4 e altri mostri di tecnologia; non solo, in pista ci sono anche piloti con esperienza davvero rilevante come Papa Gelsomino e Bartolini. Tutto ciò non può impedire ad un Toro di rivendicare ciò che gli è mancato in gara 1. Una gara fatta col cuore fuorigiri e il cervello quasi spento, con una sola parola impressa a fuoco: GAS!

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Abbiamo assistito al bello delle corse, un mondo fantastico ed infame, che può dare grandi gioie come la pole position di categoria ma come delle grandi delusioni come la rottura della marmitta in gara 1. Ma il bello del motorsport sta nel vedere come un gruppo affiatato e appassionato sia in grado di far risorgere una moto dalle proprie ceneri.

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Come è andata Gara2? Alessandro ha portato a casa una fantastica vittoria nella categoria 4 valvole, un successo nato dalla sua costanza di impegno sia come tecnico che come pilota, dalla tenacia e dal fervore delle persone attorno a lui e dal tifo di coloro che ci tengono.

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La prima vittoria di Alessandro nella Supertwins non è solo la dimostrazione che una moto di 10 anni può dire ancora la sua, è soprattutto La Prima Vittoria del Team Mega-Ne Alemoto. Un gruppo dove assieme si subisce un colpo, assieme ci si rialza e Assieme Si Vince. La coppa della categoria 4 valvole non è solo un feticcio di plastica e ferro, ma è il simbolo che il Motorsport di una volta, fatto di sacrificio e voglia di fare, esiste ancora.

Mega-Ne Alemoto: un nuovo team, con le basi di una volta, per i futuri successi!

testo Valerio Giola Garagiola
foto Il Mattia Lunardi
Alemoto.com

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